Per riempire faccio il vuoto

Poche cose al mondo mi danno la stessa leggerezza che mi dà il buttar via.
Pensami come una Marie Kondo molto meno zen e più istintiva che non è ancora riuscita a parlare con i calzini ma ci sta provando con le piante. Quando butto via non so ancora se voglio riempire il vuoto che si crea, tantomeno so con cosa voglio riempirlo, nel dubbio butto e mi sento sollevata.

Lasciar andare

Non pianifico quasi mai il vuoto me lo dice la pancia quando è ora: è successo diverse volte con l’armadio, con le persone, con le città ed è successo la scorsa settimana per i preferiti di Chrome, quelle cartelle dove metti tutti i link interessanti, i blog da leggere, personali e professionali, gli strumenti per lavorare più velocemente, quelli da consultare come la Bibbia per non dimenticarli mai e trovare conforto.
Pensavo di riordinare e basta e poi senza accorgermene mi sono messa a fare fuori cartelle intere che raccoglievano alcuni vecchi contenuti che non avevo mai guardato, altri che avevo consumato e che ormai avevano fatto il loro dovere, altri ancora che non era più attuali, addirittura blog di persone che non scrivono da più di un anno e io non me ne ero nemmeno accorta.
Quelle risorse che ti fanno sentire comoda e sicura, che sono una risposta a tutto quello che serve. Ed è proprio qui lo scoop: a me non servono più.

Occupare la realtà

Agosto è un po’ come la calma prima della tempesta. A settembre ricomincia a girare tutto, come un gennaio ma un po’ più caldo: agosto nella sua immobilità è perfetto per pianificare e aggiustare, per spendere tempo a capire chi sono diventata e per non dare niente per scontato, fare un check e chiedermi cosa porto di speciale nei progetti dei miei clienti, cosa ho imparato, cosa vendo oggi e perché.
È un buon momento per tagliare i rami secchi, per ravvivare la curiosità, per fare le domande giuste a monte del mio scrivere, per fare spazio a nuovi strumenti di business e combinarli con la soddisfazione di chi sceglie di lavorare con noi.
Per esempio: all’inizio dell’anno avevo stilato un piano editoriale per blog, newsletter, social. A metà anno sono arrivate delle belle notizie che mi hanno costretto a riorganizzare tutto, a ricalibrare tempi e disponibilità, a dare spazio e nuove priorità. Ma tipo? Tipo che a settembre lanciamo un servizio nuovo perché ci va tantissimo, abbiamo trovato il regalo da fare a Natale agli iscritti della newsletter (Mancano solo 138 giorni a Natale e 113 per ricevere il regalo!), a dicembre insegno come inserire felicemente la scrittura pubblicitaria nella propria comunicazione nel corso che terrò a Digital Update.
È la prima volta per me, sarà faticoso e bellissimo e mi servirà per mettere in ordine quello che so: se vuoi imparare qualcosa, insegna, parafrasando Seneca.

E poi ci sono altre novità che al momento non posso anticipare, ma che, credimi, sono davvero belle.

Fare posto alle storie

E così mi trovo a pensare non solo a cosa farò ma soprattutto a come voglio arrivarci.
E nel pensarlo mi sono detta che è tanto importante condividere il processo con chi mi segue, dare alle persone un collegamento continuo con il mio lavoro, raccontare quello che faccio, attraverso il blog, i social, il portfolio, che non è mai un “abbiamo fatto questo e quest’altro”, ma dà sempre tanto spazio alla storia che c’è dietro, alla relazione con i nostri clienti, alle loro peculiarità.

Sento l’entusiasmo delle persone che seguono quello che facciamo; il mondo di senso e significati che abbiamo creato e che raccontiamo ha un enorme effetto sul modo in cui le persone ci percepiscono e su quanto capiscono del nostro lavoro. Noi esseri umani vogliamo ancora sapere da dove vengono le cose; in questo, non siamo poi tanto diversi dai pistacchi di Bronte.
Abbiamo sempre meno mail di gente che non sa bene di che cosa si tratta ma lo vuole. Sempre di più le richieste dei nostri clienti sono puntuali e specifiche, vogliono quello che abbiamo fatto per tizio, lo vogliono con il nostro stile, capiscono che ha a che fare con il comunicare la loro specialità, che non è un dettaglio.

È una storia originale?
Raccontala.
È una storia vera?
Raccontala.
È una storia che può portare valore?
Raccontala.

Portare sempre in tasca la curiosità

In questo agosto vado alla ricerca di carburante inedito, di intuizioni da prendere in prestito da altri mondi per continuare a raccontare con forza la mia storia, per scrivere meglio e per vivere meglio (in fondo non sono la stessa cosa?).

La prima palestra per allenare la curiosità è leggere: in questo momento sto leggendo Contagioso: perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono di Jonah Berger che ho trovato tra i consigli di Kobo dopo aver acquistato un ebook sulle idee e Un altro giro di giostra di Tiziano Terzani di cui non ho mai letto niente ma che mi è stato consigliato. Do la possibilità a ciò che non conosco di stupirmi, alle onde di portarmi, ai libri di scegliermi.

In più da quando sono stata a New York lascio sempre due libri “visivi” sul tavolo: nella casa in cui sono stata, la ragazza che mi ha ospitato aveva sul tavolino un libro di fotografia sui tetti di Parigi, stupendo, e Suite Vénitienne di Sophie Calle, anche questo pieno di foto. Erano lì, vicini, non nello scaffale, non nella libreria, non negli scatoloni; così seduta sul divano, allungavo la mano ed era tremendamente semplice iniziare a sfogliarli.
Sul mio tavolo ci sono Whatever you think, think the opposite di Paul Arden e il Diario di Pollicino con le illustrazioni della splendida Rebecca Dautremer, penso uno dei libri più belli che io mi sia trovata tra le mani. A poca distanza, sul porta riviste, super accessibili, gli ultimi tre numeri di Flow Magazine.

La seconda palestra è prendere il buon esempio, imparare da chi l’ha fatto meglio.
Sto riguardando gli annunci leggendari dei più grandi copywriter del passato e visionando gli spot pubblicitari più belli realizzati in questo ultimo anno. Sono tutte storie, molto coinvolgenti.
Mi metto a scomporre le serie tv per studiare le grandi storie e trovare nuovi modi per raccontare le mie e quelle dei miei clienti.

La terza palestra è all’aperto: viaggiare appena posso.
Dopo New York ritorna Parigi, dove ogni mese lascio il cuore. Poi ci sarà una parentesi sulle Dolomiti dove andrò a fare trekking con la mia famiglia. Il corpo si stancherà finalmente, arriverà il silenzio e tutti i sensi saranno pronti a ricevere. In autunno vorrei visitare Copenaghen, in inverno fare un saltino a Londra e nella prossima primavera andare a vedere le balene nell’oceano. Non è detto che si debba andare dall’altra parte del mondo per prendere spunti validi: a volte basta anche un pomeriggio al lago da sola per trovare ispirazione o una giornata nella mia città con persone nuove a fare qualcosa che ieri non avrei mai immaginato. Sabato sera per esempio ero a vedere un rapper, Dutch Nazari in concerto. Anche dall’inaspettato e dall’improbabile arriva l’ispirazione. Dico di sì quasi a tutto ultimamente, per muovere le cose dentro e fuori di me, per farmi sorprendere ed essere l’artefice del mio cambiamento.