Perché usare una voce professionale per le tue produzioni audio

La prima volta che sono entrata in uno studio di registrazione e post produzione mi sono accorta che registrare audio è molto diverso dal condurre un programma in radio. I presupposti di base sono diversi, la fruizione è diversa, gli obiettivi del lavoro diversi.

Ho frequentato un corso di dizione, ho dovuto imparare a interpretare, a riprendere in mano gli insegnamenti di teatro, a respirare per distribuire il fiato, a mettere da parte l’impostazione della radio per passare al lavoro in studio, a togliere quell’inflessione regionale che da marchigiana era passata a milanese per imitare gli speaker di Radio Deejay perché milanese era figo. Della radio ho mantenuto la dimestichezza davanti al microfono e il piacere di comunicare qualcosa a qualcuno, di dialogare anche quando sembra che tu stia parlando da solo.

Usare un voice talent per le produzioni audio fa la differenza: qualcuno che non sia la tua segretaria o il tuo compagno con una bella voce, la tua amica che fa teatro ma non ha mai usato un microfono, lo speaker della radio locale che non usa la dizione.

Perché una voce professionale?

Perché sa trasmettere tutto solo con la voce

Non parla e basta, dà il giusto peso alle parole, legge e interpreta, dando voce a testi scritti da altri. Conosce la differenza tra parlare, recitare, narrare, interpretare, caratterizzare.

Uno speaker pubblicitario o un voice talent valorizzano il testo con l’intenzione, l’intonazione e l’espressione giusta, usano le pause e la respirazione per dare senso e non per interromperlo.

Traghettano chi li ascolta con tutti i mezzi che hanno dentro il messaggio.

Perché si fa capire da tutti

Usa la dizione per farsi capire. È libera da inflessioni* dialettali, da cadenze, cantilene e suoni sgradevoli. La “ère” di Roma, l’aglio che diventa “àiio” in Campania, la “hannuccia” toscana, il “perchè” milanese, il “viliardo” che a Macerata è quel gioco lì ma con la b. La “s” e la “z”, sorde o sonore? La “e” aperta o chiusa? E perché gli accenti? Si dice edìle e non èdile, cosmopolìta e non cosmopòlita, salùbre e non sàlubre, zaffìro e non zàffiro, giusto per citarne alcuni.

La lingua italiana che utilizza un codice fonetico condiviso è una lingua in grado di essere colta da tutti indipendentemente dalla provenienza territoriale. La dizione non è utile a qualcosa, è utile a qualcuno: fa arrivare il messaggio a parti di pubblico altrimenti escluse perché lontane dalla geografia di chi parla.

Oltre alla fonetica, ha studiato anche l’ortofonia, tecniche per:

  • emettere un buon suono, non nasale, non di gola – fonazione
  • respirare in maniera corretta – respirazione
  • articolare ogni parola, veloce o lenta ma sempre precisa e sciolta mai impastata, pulita dai rumori di lingua e denti, dai clic della mandibola che articola, dalla salivazione, etc. – articolazione

Perché consegna un audio con una buona qualità del suono

Ha un’attrezzatura professionale e la sa usare: microfono, programma di audio professionale, mixer, scheda audio.

Ti faccio un esempio: in studio di registrazione si usa generalmente un microfono a condensatore più sensibile del microfono dinamico (usato generalmente per i live) perché ha una maggiore risposta in frequenza (quasi tutta la gamma percepita dal nostro udito) e di dinamica (variazione di intensità sonora, il forte e il piano per intenderci). È spesso un microfono cardioide la cui sensibilità diminuisce gradualmente ai lati fino ad annullarsi dietro.

Questa sensibilità che è un pregio quando si deve registrare un voice-over, lo rende più vulnerabile a sollecitazioni esterne, riflessioni ambientali, rumore, aria, per questo necessita di precauzioni particolari: va tenuto ad esempio alla giusta distanza per evitare l’effetto prossimità (accentuazione delle frequenze basse), richiede l’utilizzo dei ragni (i supporti microfonici per evitare di captare urti e vibrazioni) o di filtri antipop per eliminare gli effetti negativi sul suono delle consonanti sibilanti ed esplosive le “p”, le “s” e le “t”.

La voce professionale sa gestire queste variabili per ricercare il suono giusto per ogni progetto e innalzare la qualità audio.

Vuoi provare a sentire la differenza tra una voce professionale e una voce che non lo è?

Ho chiesto a tre ragazze che non fanno le speaker di mestiere di leggere lo stesso testo che poi ho letto anche io. Vengono da diverse parti d’Italia: Sud, Centro e Nord. Nota l’espressività e l’intonazione di ognuna, la pronuncia delle singole parole, la cadenza e la qualità dell’audio.

 

 

*L’inflessione è la modifica del timbro di una lettera che infierisce sulla modulazione, sull’intonazione di voce e sulla pronuncia delle parole. Spesso è causa di veri e propri errori di pronuncia nonché di incomprensioni.