L’arte di raccontare e la lettura ad alta voce

La prima volta che ho letto per qualcuno è stato per mia nonna. Lei era sulla sua poltrona preferita e io stavo facendo i compiti. Era una persona taciturna, nonna Milla, per questo forse le piaceva sentir parlare gli altri, oltre ad andare pazza per i radiodrammi, le soap opera (celebri i nostri report alla fine di ogni puntata di Beautiful, ribattezzato da lei “Buttafùl”) e la musica di Massimo Ranieri.
Mi chiede cosa sto studiando e io le leggo un pezzettino dal mio sussidiario, sezione Geografia: è l’anno delle regioni e sono contenta che la Liguria abbia così pochi capoluoghi di provincia da ricordare e un mare di un così bel colore.

La prima volta che leggo per me

La prima volta che leggo per me, invece, è a 14 anni, il ragazzo che mi piace non sa nemmeno che esisto costringendomi a passare la serata a scrivere cose drammatiche sul mio diario segreto e a curiosare nello studio di mio padre tra il cassetto delle penne, le foto di archivio e i tanti libri.
Tutto nasce lì, in quella sera d’estate rinchiusa tra tutti i volumi di mio padre, in cui scopro le poesie di Jacques Prévert e di Pablo Neruda in edizione Guanda con traduzione a fronte (i miei mi spiegarono dopo che quello che era materiale altamente infiammabile del loro periodo di fidanzamento).
Un po’ impolverato, con tanto di custodia rigida, inizio a leggerne alcune pagine ad alta voce in lingua italiana, in francese e in spagnolo. Mi piace il suono che viene fuori e continuo a ripeterlo, cambiandone l’intonazione, spostando pause e immaginando scenari, fino a che non mi stanco e crollo, non più sicura che quel ragazzo lì sia in grado di darmi le emozioni trovate tra quelle righe.
Scopro la potenza della parola parlata. E non me ne stacco più.

Audiolibri e lettura ad alta voce

La lettura ad alta voce

L’arte del narrare sta tutta qui, nell’emozione che vuoi ripetere, ricreare ad ogni nuova lettura, ad ogni nuovo testo, per entrare in universi paralleli a dare volti e voci a personaggi e autori.

Raccontare è una qualità che noi esseri umani possediamo da sempre.
Pensa ai poemi omerici, agli aedi, ai cantastorie, ai griot o ai maschi negli spogliatoi.
Siamo ancora bisognosi e capaci di lasciarci rapire da una voce umana pronta a raccontarci una storia.
La lettura non è una riproduzione di ciò che è scritto ma ogni volta è una creatura nuova: è il momento in cui si reinventa quello che è già stato inventato.
Quando ho sentito Carmelo Bene leggere Majakovskij, o Patrizia Valduga recitare le sue quartine a memoria o Toni Servillo in sala di registrazione con il testo Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino mi sono spaventata della bellezza delle parole pronunciate.

Gli audiolibri

Gli audiolibri sono libri recitati da un narratore, un attore o uno speaker e registrati: sono persone che oltre alla passione applicano talento e tecnica, hanno rispetto della parola, si sentono responsabili per ogni sillaba che esce dalla loro bocca. Generalmente gli audiolibri sono composti di solo “bianco” vuol dire che c’è solo la voce, più raramente sono accompagnati da musiche ed effetti sonori (capita più di frequente con quelli per bambini o di matrice inglese).
Grazie agli audiolibri, puoi ascoltare libri in metro, in autobus, durante la passeggiata serale al parco, mentre riordini casa. Gli audiolibri sono meglio della cioccolata.
Sono testati anche nei momenti più difficili: hai mai provato ad ascoltare in mezzo al traffico Claudio Santamaria che legge Il Grande Gatsby?
Ecco. Non ti importerà più del ritardo, del caldo tropicale, delle donne al volante. Niente. Vorresti solo che non finisse mai. Santamaria, non il traffico.
Ci sono bravissimi attori che annoiano perché perdono di vista l’obiettivo, troppo presi dal fascino della loro propria voce, e ci sono scrittori che comunicano molto leggendo i loro testi: sono pochi ma se lo sono è perché spesso hanno una buona musicalità e sono capaci di dialogare oltre che con il testo anche con chi ascolta.

Io leggo da sola

Io presto la mia voce per registrare audiolibri, fiabe interattive, e-books, per leggere dal vivo (live reading), oltre che per dare voce a spot e video di ogni genere. Dico che io leggo da sola perché può sembrare, sono sempre in una sala di registrazione, davanti a un microfono, con l’umano più vicino che se va bene è al di là di un vetro, ma poi in realtà ogni lettura è un dialogo a tre: tra me che leggo, chi ha scritto il testo e chi mi sta ascoltando.

Per imparare questo mestiere, ho fatto tanti passi in più direzioni e non solo verso il microfono, ma il primo è stato fatto verso il silenzio, come mia nonna, che doveva saperla molto più lunga di quanto ci facesse credere.
Perché nell’assenza, nel vuoto, possiamo creare il nostro suono personale.
Solo dopo arrivano il training fisico, l’apprendimento della grammatica delle storie, la lettura a prima vista, l’analisi del testo, la dizione, l’intonazione, la sintassi, la pragmatica, il microfono, la musicalità, il corpo nella voce (per tutti quelli che dicono “ma che ci vuole devi solo leggere!”).
E non è detto che per leggere e recitare serva una bella voce, ma una voce che comunichi, quello sì.
Nel silenzio inizia quel processo in cui anche le parole altrui diventano tue.
E non sei più la stessa persona, ma tutte le persone che vuoi.