Il mestiere dello sceneggiatore: intervista ad Aaron Ariotti

La storia, le immagini, il montaggio, la regia, la fotografia, gli attori: andiamo a vedere un film per uno o tanti di questi motivi. Noi che siamo interessati ai contenuti, alle storie, oggi parliamo dello sceneggiatore, colui che si occupa del contenuto di un prodotto cinematografico.

Bistrattato un po’ da tutti, anche da Robert Altman nella pellicola I protagonisti (1992, Stati Uniti, The Player) lo sceneggiatore lavora nell’ombra, fa parlare i personaggi descrive ambienti e azioni.

Vi presento Aaron

Vi presento Aaron Ariotti, sceneggiatore italiano nato a Torino in una data non troppo certa che ci racconta la sua esperienza e qualche curiosità del mondo della sceneggiatura, del cinema e della TV.

Aaron Ariotti sceneggiatore scrittura

Ciao Aaron! Partiamo con un po’ di riscaldamento. Penna o computer?

Duole dirlo, è una cosa davvero terribile, ma la penna non ricordo neanche più come si tiene in mano.

Ti ricordi la prima cosa che hai scritto di cui ti sei sentito orgoglioso?

Sì. Risale a tanti anni fa. Avrò avuto 11 anni, i miei genitori decisero di prendere un’enorme casa in affitto per le vacanze estive a Numana, nelle Marche, insieme ad altre tre famiglie di amici, tutte con figli. Eravamo 7 bambini dagli 8 agli 11 anni. Dormivamo in una dependance tutta per noi e spesso ci annoiavamo. Così, un giorno, complice la visione al cinema del film “La storia infinita”, Federico ed io, che eravamo i bambini più grandi, decidemmo di inventarci una storia e metterla in scena. Tutti gli altri bambini parteciparono con entusiasmo. Il tutto avvenne in gran segreto, ci piaceva l’idea di fare uno spettacolo a sorpresa per i nostri genitori… Io mi presi il carico della scrittura del copione mentre Federico si prese il ruolo del protagonista al quale io non tenevo particolarmente. Sono sempre stato uno da seconda fila. Uno sceneggiatore nell’animo.

Cosa fa uno sceneggiatore?

Ascolta le storie che vorticosamente gli girano intorno, cerca di dargli una struttura e le rielabora facendole sue.

Ci racconti la giornata tipo (o la nottata tipo, dipende) di uno sceneggiatore?

Non so se esista una giornata tipo. Non sono uno di quegli scrittori che scrivono solo di notte o solo di mattina. Non ho preferenze di orari. Certo, quando c’è una consegna prestabilita, mi sforzo di lavorare tutti i giorni, dalla mattina alla sera, per almeno 8 ore al giorno. Anche se la maggior parte delle persone che non lo ha mai fatto pensa che sia facile, scrivere è un lavoro duro, durissimo. Però c’è una cosa che non riesco proprio a fare, ed è mettermi a scrivere se prima non ho sbrigato le faccende quotidiane: portare fuori il cane, rifare il letto, pagare le bollette… Quando mi metto a scrivere voglio avere la mente sgombra. Il che significa che spesso la scrittura viene rimandata ad libitum… Ma è anche vero, e non è un modo di dire, che uno sceneggiatore è sempre al lavoro anche quando non scrive.

È un lavoro che si fa in team o ognuno per sé?

Gli sceneggiatori spesso lavorano in team ed è la parte bella di questo mestiere perché hai continui input che non vengono necessariamente da te. Non credo che sarei in grado di lavorare su una sceneggiatura da solo. Scrivere una sceneggiatura non è come scrivere un romanzo. Ti dirò di più: si tratta proprio di due gesti molto diversi.

È più tecnica o più creatività?

La creatività non esiste. Tutte le storie sono già state scritte. Si tratta di copiare bene e rielaborare meglio, possibilmente senza farsi sgamare. La tecnica invece è molto importante, direi fondamentale. La sceneggiatura è un’architettura precisa. Non puoi costruire un ponte se prima non hai studiato bene il terreno sul quale vuoi costruirlo. Ecco, scrivere una sceneggiatura è un po’ come costruire un ponte.

Dal soggetto al copione finito: quali sono i passaggi?

I passaggi fondamentali sono 4: soggetto, trattamento, scaletta e sceneggiatura. In realtà sono molti di più. Prima che un soggetto sia convincente magari bisogna scriverlo dieci volte. Dal soggetto si passa al trattamento che è, in buona sostanza, una sceneggiatura scritta in discorso indiretto, senza le battute di dialogo. Poi si arriva alla scaletta che è il trattamento diviso scena per scena. Infine si arriva alla sceneggiatura vera e propria. Dal soggetto alla sceneggiatura possono passare anche mesi.

Che cosa serve per essere un buon sceneggiatore? Ci sono scuole, corsi, libri da leggere, esperienze da vivere?

Vado controcorrente e ti dico che secondo me una buona scuola è fondamentale. Per scuola non intendo una laurea in Scienze della Comunicazione indirizzo Cinema, che potrebbe anche non servire a nulla. Per scuola intendo bottega. Bisogna avere la possibilità di andare a scuola dai professionisti, da quelli che questo mestiere lo fanno e che hanno qualcosa da trasmettere ai neofiti. Sono poche le scuole in Italia che fanno questo tipo di lavoro. La Scuola Holden, dove lavoro attualmente, è una di queste.

Scrivere per il cinema e scrivere le serie tv? Che differenze ci sono?

Tecnicamente nessuna. La “forma sceneggiatura” è la stessa. Il film a un certo punto finisce mentre le serie tv, proprio per definizione, continuano. Quindi il film è una storia “finita”, i mondi narrativi delle serie invece devono essere in grado di generare non un’unica storia ma un numero di storie potenzialmente infinito. Anche se poi le serie più belle per me sono quelle dove non si tira troppo la corda. Amo i finali ben scritti.

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di serie tv davvero ben fatte: penso a Mad Men, True Detective, Breaking Bad, Six Feet Under (ne potrei citare mille). Mi viene da pensare che ci sia molto più cinema in alcune di queste serie tv che in molte sale cinematografiche. Tu che ne pensi?

Le serie tv possono essere considerate cinema? Non farei questo accostamento. Le mele sono mele, le pere sono pere. Il fatto che alcune serie tv siano fatte bene non le trasforma in qualcosa di diverso da quello che sono. Sono serie tv fatte bene, tutto qui.

Cosa ti piacerebbe scrivere che non hai ancora scritto?

In questo momento ho voglia di scrivere un film per il cinema. Infatti lo sto facendo insieme ad un mio collega molto in gamba che si chiama Davide Lisino. Ecco, lui nella vita ha scritto anche romanzi, e potrebbe raccontarti meglio di me dove stanno le differenze tra un romanziere e uno sceneggiatore.

Per chi ti piacerebbe scrivere? Qualche attore o attrice in particolare?

Se potessi scegliere io i protagonisti della storia che sto scrivendo direi Benicio Del Toro e Scarlett Johansson. Ma siamo davvero nel territorio dell’utopia.

C’è un film di cui apprezzi particolarmente la sceneggiatura?

Un film recente di cui ho apprezzato particolarmente l’architettura narrativa è Onora il padre e la madre di Sidney Lumet scritto da Kelly Masterson.

Ora insegni alla scuola Holden di Torino. Qual è la prima cosa che hai insegnato ai tuoi ragazzi?

A non abbattersi alla prima difficoltà. Vorrei che capissero che la prima idea che gli viene in mente non può essere la migliore. E di 100 idee che gli vengono in mente, 95 probabilmente non sono buone. Devono essere in grado di riconoscere le cattive idee e accantonarle; devono essere consapevoli che ripartire da zero non è una sconfitta: scrivere significa riscrivere.

L’intervista è finita. Ci lasci con una citazione per te importante?

“Per un buon film c’è bisogno di tre cose: una buona sceneggiatura, una buona sceneggiatura e una buona sceneggiatura.” La cit. è di Howard Hawks, uno dei più grandi registi di tutti i tempi.

Grazie del tempo che hai dedicato a Balenalab, Aaron! Buone storie 🙂

 

Note biografiche

Dopo il Liceo Scientifico si iscrive a Lettere Moderne dove la scrittura inizia a impossessarsi di lui.

Nel settembre del 1995, parallelamente all’Università, s’iscrive alla scuola Holden di Torino, dove frequenta corsi e seminari di Sceneggiatura Cinematografica e Televisiva. Nel 1997 si trasferisce a Roma dove frequenta il Corso di Formazione e Riqualificazione per Sceneggiatori Televisivi organizzato dalla Rai e, tre anni più tardi, la Scuola Fiction Mediatrade.

Scrive per la televisione sia per l’Italia (Ugo, Don Luca II, Grandi domani, Centovetrine, Sottocasa, I Cesaroni, Il tredicesimo apostolo, Denaro Rosso Sangue), sia per l’estero (Etrangers, soggetto di serie scritto con Stefano Accorsi per la casa di produzione francese Stephen Greep)

Collabora in qualità di docente con la Scuola Holden e con l’Università La Sapienza.