Perché le parole sono importanti

Lo stesso David Foster Wallace, dopo aver celebrato lo scempio dell’intrattenimento infinito, ci ha lasciato con parole significative sull’utilizzo del linguaggio e delle nostre parole, sulla conciliazione con un certo realismo emotivo, e su come costituisca infine il grande “antidoto contro la solitudine”.

La prendo alla larga per dire quanto sia importante ogni giorno dare il nome giusto a ogni emozione, speranza, dolore, perché il vocabolario verbale che utilizziamo è lo stesso vocabolario mentale ed emotivo che sta dentro di noi e, in un certo senso, è direttamente proporzionale al nostro bagaglio famigliare, geografico, culturale [culturale inteso come frutto della perizia e determinazione della propria curiosità].

Le parole fanno sì che alcune persone, amici, scrittori, amori, ci siano cari, le parole creano connessioni, legami, illuminano quel grande processo cognitivo e poi emotivo che è l’empatia.

Per una poesia della grammatica

Non solo la parola scritta ha questo grande effetto ma anche l’utilizzo della modulazione del parlato. Wittgenstein sosteneva che la modulazione della voce nell’attività del linguaggio parlato connota i sentimenti con i quali stiamo pronunciando quelle precise parole come in un’espressione contemporanea di elementi.

Grazie all’ampiezza del lessico come se avesse vita e all’architettura delle parole, esiste una poesia della grammatica che ritengo sia espressione della propria grammatica interiore, una grammatica di sé in cui non c’è spazio per la distrazione e per la confusione ma soltanto per la consapevolezza e l’attenzione.

La storia delle nostre parole è la nostra storia

Ecco perché comunicare con efficacia con tutti i mezzi, inflessione, riflessione, simbolo, immaginazione, è un processo importante che si radica nel linguaggio universale, si insinua e si colloca nella rete delle nostre connessioni, in tutto ciò su cui si fonda la nostra società e con essa i nostri rapporti interpersonali, in ciò per cui compiamo un’azione piuttosto che un’altra, su come si riproducono e manifestano i nostri stati d’animo, e infine su come rappresentiamo noi stessi, la nostra persona, la nostra immagine, i nostri sogni, la nostra attività, il nostro lavoro, la passione con cui lo alimentiamo e correggiamo per migliorarlo ogni giorno, le aspirazioni che il linguaggio presenta dal palco delle nostre parole al nostro futuro, la gamma infinita in cui si relaziona con i nostri interlocutori.

Affinché sia manifesta la nostra unicità, le parole hanno la profonda responsabilità di liberarci dalle costrizioni, di aprirci al mondo, di allinearsi al nostro mondo interiore, affinché la storia delle nostre parole, sia la nostra storia.