Il Capitano e la sua New York Story

Alle tre del pomeriggio è tutto pronto per la partenza in direzione Torino. Prendo la mia tratto PEN blu, New York Stories, l’antologia di racconti scelti sulla città statunitense curata da Paolo Cognetti ed edita da Einaudi, borsa sigari e accendini e parto in direzione della Libreria Therese, dove non sono mai stato prima, alla ricerca di storie da raccontare.

Le mille luci di Torino

Alle 19, arrivato a destinazione, maledicendo a semafori alterni le famose controstrade torinesi, la città è già in clima Le mille luci di Torino.

Trovo la libreria e mi colpisce subito la vetrina, che sembra Carne Viva, come il libro di Merritt Tierce che vi campeggia lampeggiando.

reportage | BalenaLab | William Dollace | Paolo Cognetti

Arrivo poco prima dell’orario dell’evento, fissato per le 20, sul posto c’è già Marta (la mitica McMusa) e i titolari della libreria (a me piace dire amici librai) Davide e Sara.

Saluto con piacere Marta, è la prima volta che ci vediamo di persona, e Davide e Sara, molto ospitali, ci offrono subito un bicchiere di vino rosso, accogliendomi come a casa dopo un lungo viaggio (e in effetti).

Do un’occhiata in giro, scambio qualche parola con i già presenti ragazzi (dicesi: l’anticipata presenza dell’entusiasmo) con i quali mi scambio i profili Instagram (per “colpa” di Marta che sostiene che dovrei fare una mostra).

Su una parete, grazie a un proiettore, noto un video, in cui fra gli altri riconosco Jonathan Lethem, comincio già a sorridere dentro, a carburare, mi accorgo già che adorerò questa serata.

Mi riprometto di “saccheggiare” con cura la libreria a fine incontro, con la dovuta calma e il consueto ossessivo piacere.

Paolo e il suo cane

La libreria si riempie, vengono distribuiti gli sgabelli, si apre la porta e noto la barba rossa. È lui, Paolo Cognetti, con il suo inseparabile cane al guinzaglio.

Seguo Paolo fin da quando ha aperto il suo personale blog “Capitano mio Capitano” e da allora per me Paolo più che Paolo Cognetti, è Il Capitano, l’unico. Da allora ho letto i suoi libri, i suoi post, i suoi saggi, viste e riviste le sue interviste su YouTube, ne ho raccolto ogni possibile consiglio.

Paolo e io ci scriviamo mail ormai da dieci anni, senza una particolare frequenza, senza disturbarci, ogni tanto gli chiedo qualche consiglio, e Grace Paley? E dopo? A quale passo? E ti è piaciuto Sylvian Tesson? Nonostante questa corrispondenza a distanza non ci siamo mai visti né incontrati.

Lo spettacolo ha inizio

Lo spettacolo ha inizio, la tensione è quella che si percepisce durante un colpo al ralenti di Federer rivisto in TV, parte Davide che introduce raccontandoci uno spezzone curioso dell’origine della sua storia personale con New York. Poi Marta introduce la raccolta curata da Paolo, con le sue domande particolari, i cui appunti preparati non smettono di volersi allontanare da lei suggerendo una totale libertà. E in fondo è stato davvero così. Amici che si ritrovano tutti insieme seduti in cerchio attorno al sacro fuoco di NY, conversando amabilmente.

reportage | BalenaLab | William Dollace | Paolo Cognetti

Ogni tanto vediamo gli spezzoni della proiezione di “New York, I Love You”, film collettivo del 2009 diviso in 11 storie e monumento poetico all’amore per New York, mai distribuito in Italia.

I temi toccati durante l’intervista sono tanti e interessanti: qual è stato il criterio di scelta e di esclusione (che fossero racconti  – il grande amore narrativo di Paolo-, che fossero del Novecento, che la raccolta non fosse un Best Of), apprendiamo qual è il racconto preferito di Paolo (quello di DeLillo e la sua visione di una New York sporca e crudele, vera), ascoltiamo l’incipit del racconto di Truman Capote letto dalla McMusa, veniamo a sapere della diversità urbanistica dovuta alla maggiore o minore gentrificazione dei quartieri di New York, l’atmosfera delle aree portuali dismesse, l’età media dei newyorkesi (36 anni!), l’esistenza di quartieri in cui la metropolitana non arriva, in cui la bicicletta è l’unica locomozione per la ricerca di sensazioni in costante divenire.

E ancora, la presenza di tre racconti italiani: quello di Mario Soldati (perché nel 1929 ha scelto di andare a vivere a NY ad un certo punto della sua vita e insegnarvi per due anni), quello di Mario Maffi, professore e saggista profondo conoscitore della cultura anglo-americana e della città, e quello di Oriana Fallaci, che narra lo stupore di un Pasolini con le mani in pasta nel background grezzo e non ancora leccato dai neon dei fast-food.

Sullo sfondo del reportage, New York

E poi, i posti preferiti di Paolo e dell’amico Gianmario, che è presente alla serata. Gli angoli che ognuno tiene per sé, fuori dalla mappa, come riti di un’anima che trova la sua esatta geolocalizzazione e la frequentazione dei suoi odori, colori, locali, amicizie, o semplicemente il luogo adatto dove restare con la propria solitudine, dove “potersi ancora commuovere”.

E New York è lo sfondo di tutto questo, come lo è nel film Shame di Steve McQueen, è la città che dà molto e richiede di più, è l’immobile e nello stesso tempo rullante palco di un teatro di scrittori e aspiranti tali, ormai troppo spesso in fuga per il costo esorbitante anche di un semplice affitto.

Nello stesso tempo è la città dove la vera differenza la fanno le persone con cui la condividi.

L’intervista a questo punto si conclude.

Mi alzo facendomi largo e vado dritto verso Paolo con la mia copia del libro in mano, e con un gioco di gambe dico Ciao, mi faresti un autografo? Io e te ci conosciamo già. Paolo mi guarda con lo sguardo da punto interrogativo e io continuo: William, Dollace! E alla fine ci salutiamo come vecchi amici che finalmente si scambiano una pacca sulla spalla e mi lascia questo in dono:

reportage | BalenaLab | William Dollace | Paolo Cognetti

Alla fine naturalmente non resisto e onoro ogni intenzione, faccio la tessera alla Libreria, prometto fedeltà eterna a questo luogo magico, compro libri, annuso scaffali, compio il rito che ogni lettore conosce benissimo, sentire la vita dentro e fra le righe, quelle già affrontate e quelle ancora da affrontare.

Ora vi lascio a questa clip e buon viaggio! Ci si vede in NY!

P.S.: A proposito di New York e di Paolo Cognetti: per gli iscritti alla nostra newsletter domenica ci sarà un regalo speciale!  😉

Titoli di coda

  • New York Stories, 2015, Supercoralli Einaudi, pp. 400, a cura di Paolo Cognetti, qui sul sito di Einaudi
  • Il blog del Capitano e il post di presentazione
  • La Libreria Therese si trova a Torino, in via Belgio, qui il sito, qui la pagina Facebook
  • Marta: il sito della McMusa
  • Il prof. Mario Maffi, qui la sua scheda
  • Il film “New York, I Love You“, 2009
  • Il mio profilo Instagram
  • Un’intervista a Merritt Tierce per Carne Viva, Edizioni SUR, traduzione di Martina Testa