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nome per la boutique artigianale di complementi d'arredo - Modoro

Modoro

Cristina crea accessori per gli amanti della buona e bella cucina. È pronta ad affrontare un rebranding, che non è mai una cosa facile né da decidere né da fare. Quando infatti l’ho conosciuta, la sua attività si chiamava DtailsLab: un nome che non la rappresentava più e che era spesso stato di difficile comprensione per il suo pubblico, quasi un ostacolo. Mi chiede di occuparmi del nuovo nome per la sua boutique artigianale di complementi d’arredo.

La cucina è una cosa serissima

Originaria di Bologna, Cristina come tutti gli emiliani, considera la cucina una cosa serissima: mi dice “mangiamo in continuazione e quando non lo facciamo, ne parliamo.”

Da quando poi, dalla città si è trasferita a vivere in montagna, in un piccolo paesino dell’Appennino modenese, ha avvertito ancora più forte l’attaccamento alle ricette della tradizione e ha capito quanto il nostro DNA sia intriso di sugo. L’intuizione è arrivata lì: disegnare il cibo. Disegnare le materie prime, ma anche i piatti cucinati. Farli diventare dei ritratti come se fossero personaggi illustri e poi utilizzare il tessuto per farli girare in mezzo alla gente.

Così dopo essersi occupata per 23 anni di illustrazione medica, inizia a realizzare una serie di complementi d’arredo per la casa e la cucina; accessori per gente ironica, capace di andarsene in giro con una borsa a tema pizza o a tema tortellino. I dettagli dei suoi disegni sono pazzeschi e il contrasto che si crea tra il supporto e il disegno fa il resto.

Il suo scopo è utilizzare il linguaggio visivo per creare ponti che collegano le persone ai loro vissuti fatti di luoghi, cose e altre persone. I suoi valori si sposano perfettamente con la sua attività: bellezza, allegria, coerenza, ottimismo, comodità, conoscenza, creatività, cura per la casa e per chi la abita.

Il nostro lavoro insieme

Per dare un nome a un brand bisogna capire innanzitutto di che cosa è fatto. Com’è questo brand?

  • originale: tratta la tradizione in chiave moderna
  • elegante: i disegni sono curati, pieni di dettagli vengono dal suo passato scientifico, raffinati
  • ironico: il cibo è visto in un contesto inusuale (si tratta di tortellini volanti sugli zaini)

Grazie al lavoro con la suite Marino siamo andate nelle profondità del brand di Cristina, abbiamo poi proseguito con l’intervista per focalizzarci sui punti chiave della personalità e del tono di voce. Il mio lavoro si è concentrato nell’elaborazione di 5 proposte di nome che fossero in linea con la richiesta di Cristina: un nome suggestivo, che trasmettesse solidità, ironia e buonumore, che richiamasse le radici, che fosse aperto al mondo, cioè con una sonorità italiana ma pronunciabile e comprensibile dagli anglofoni.

E così è nato Modoro.

Modoro: il nuovo nome per la boutique artigianale di complementi per la casa di Cristina

Modoro è un portmanteau, un neologismo sincretico, formato cioè dalla fusione di due parole diverse (modo + oro), che hanno un segmento, fonema o lettera in comune.

È un nome tutto tondo, circolare, chiuso ed eppure infinito, essenziale e rigoroso. La struttura sillabica è simmetrica (consonante +vocaleX3) e questa simmetria dà stabilità e affidabilità. Le consonanti vanno via via rafforzandosi: la lenta morbidezza iniziale (mo) si trasforma in solidità e velocità (ro).

Questo nome richiama le cose fatte a modo (se questo brand fosse un’espressione del linguaggio di tutti i giorni sarebbe “Fai a modo” così mi ha risposto Cristina nel questionario). Richiama anche l’oro, qualcosa di prezioso che il giallo della sua comunicazione esprime già in maniera delicata ed evocativa. Una preziosità che non è data tanto dall’oggetto in sé, ma proprio da tutto il processo che segue personalmente, dal disegno all’oggetto finito e da come lo esegue, come le sue tavole scientifiche con precisione e meticolosità.

Modoro richiama anche il pomodoro, una materia prima semplice che fa parte della nostra tradizione culinaria (è ovunque e sta bene con tutto) evocando emozioni legate al mondo del gusto, della cucina, della casa. È un nome facile e corto e internazionalizzabile.

Seguo Chiara sui social da parecchi anni, ho avuto occasione di partecipare a un paio di suoi webinar, leggo con passione la sua newsletter.

Quando ho sentito la necessità di cambiare nome al mio brand è stato naturale rivolgermi a lei, so che tipo di persona e di professionista è e gode pienamente della mia stima. Mi sono fidata e affidata. Sì, perché il suo percorso è stato davvero un viaggio nel profondo e richiede il totale abbandono. Per raccontarmi ho dovuto fare chiarezza innanzi tutto con me stessa.

Chiara mi ha guidato con le sue domande verso il cuore del mio brand e ne sono uscita più forte e più consapevole. All’inizio pensavo fosse un racconto necessario a lei, per poter conoscere il mio mondo e appropriarsene. Mi sbagliavo, o meglio è stato sicuramente anche questo, ma più di tutto mi ha colpito come sia stato utile a me. È stato molto emozionante e coinvolgente, ringrazio davvero Chiara per questo momento evolutivo.

Cristina Cati, Modoro