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Wyde identità verbale testi e tono di voce

Wyde

Wyde è una scuola “connettiva”: costruisce esperienze di apprendimento che fanno bene ai singoli e ai gruppi, li nutre, li sostiene, li connette (proprio come fa il tessuto connettivo). Lavora con grandi aziende, brand che fanno già le cose molto bene e vogliono farle ancora meglio prestando attenzione alle persone di cui sono fatti e alla loro fioritura.

Fare insieme attraverso le parole

Per Wyde mi sono occupata di:

  • Manuale di identità verbale, voce e tono di voce
  • Testi del sito e coordinamento della versione in inglese

Mi occupo con continuità di:

  • Comunicazione Social
  • Newsletter
  • Customer communication (email, presentazioni, follow-up, inviti, messaggi di auguri, etc)

Le collaborazioni continuative che si spalmano su un tempo lungo, mi permettono non solo di scattare una fotografia di quella realtà, ma di girare un film che si prende il tempo di evolvere e a cui io ho il privilegio di partecipare attivamente.

Perché mi piace lavorare con Wyde?

Sono infinitamente grata a Jlenia, Gregorio, Tania e Miryam per la fiducia che mi è stata data, per la possibilità di riordinare e sperimentare che ho, perché sono persone porose come direbbe il nostro Giorgio Di Tullio, intrepide, rispettose, lungimiranti con cui fa piacere condividere obiettivi e strade. Perché sono il primo esempio di organizzazione allargata che ho, come una famiglia ma senza il pranzo della domenica (per ora ;)).

Il branding non è un punto, è un percorso

Fare branding è molto più di un nome, di un look & feel, di un sito, di un logo, di un testo. Lavorare sul proprio brand vuol dire avere a cuore ciò che resta nella mente delle persone a cui ci rivolgiamo: si chiama riconoscibilità. La riconoscibilità viene dalla conoscenza, dall’onestà e dalla scelta. Conoscenza di cosa siamo, onestà con cui lo raccontiamo, scelta delle informazioni e del modo di metterci in relazione. Scegliamo di continuo: quello che è rilevante per noi, quello che ci rappresenta, quello che mostriamo agli altri. Scegliamo ogni messaggio che ogni contenuto manda e a cui gli altri rispondono. Ed è in questa oscillazione tra riconoscersi ed essere riconosciuti che si gioca l’identità.

Chiara l’ho conosciuta sui social grazie a un suo progetto che si chiama #baletter, un progetto “pieno di nostalgia del futuro” come dice Chiara stessa. L’idea era quella di pubblicare su Instagram una lettera  indirizzata a qualcuno, una cartolina digitale per raccontare un po’ di se stessi e dei propri pensieri. Mi ha conquistato subito questo progetto creativo perché metteva in campo diverse cose: l’idea di comunità, di creatività, di condivisione. Cavoli – mi sono detta –  questo era un progetto che riassumeva i valori di Wyde!

Come Wyde avevamo appena finito il nostro lavoro sulla parte di visual identity, un lavoro collaborativo fatto con tutta la nostra faculty. Eravamo soddisfatti ma sentivamo che mancava ancora qualcosa per chiudere il cerchio sulla nostra identità: la consapevolezza nell’uso delle parole nei nostri canali di comunicazione. Quello che scrivevamo era sempre “cervellotico nella comunicazione”: molti concetti astratti che non sempre arrivano dritti al punto di chi ci incontrava, soprattutto di chi non ci conosceva. 

Ci siamo resi conto che ci mancava la capacità di sapersi raccontare in maniera autentica e di “leggerci con sincerità”, vedere la nostra unicità. Abbiamo contattato Chiara. Le paure erano due: la prima, il mondo di Wyde è complesso, sarà in grado di riuscire a semplificare, di renderci meno cervellotici, di farci parlare in maniera più unica? La seconda paura era più legata alla parte economica, non sapevamo se potevamo permetterci di avere una risorsa come Chiara all’interno del nostro team.

Jlenia Ermacora, co-founder Wyde

Il manuale di identità verbale

La verbal identity è il linguaggio che appartiene a un brand e che lo caratterizza. È il suo nome, le sue idee, quello che sceglie di dire, il modo in cui parla.

Dentro il manuale di identità verbale che consegno ci sono sempre questi elementi:

  • La carta d’identità: come è fatto il brand, i suoi punti di forza, mission, vision, ciò che fa, perché, valori, qual è l’unicità che porta nel mondo, target.
  • Il concept: l’idea forte alla base della storia e il suo sviluppo che diventa la narrazione guida del brand.
  • La voce e la personalità: come la personalità si traduce in quello che provano le persone quando il brand parla con loro. Traduce la cultura e i valori del brand.
  • Il tono di voce e la relazione: come usa la sua voce perché si aggiusti sul messaggio, sul contesto, sul pubblico, sul canale. Esprime le variazioni della voce in varie situazioni e con differenti pubblici.
  • Il vocabolario: le parole che userà e che non userà per descrivere il proprio mondo.
  • Creazione dei contenuti: esempi di messaggio declinato sui vari social e sui vari supporti(newsletter, mail, inviti, post, video, etc)
  • Lo stile: l’insieme delle regole che danno indicazioni sulla formattazione delle parole, accessibilità, inclusività.

Il manuale di Wyde si è concentrato sul rendere il linguaggio limpido, curato e accessibile, mantenendo salda la personalità avventurosa, positiva, sognatrice, appassionata.

Sono due i momenti/movimenti che, a mio avviso, più sono serviti a Wyde in questo manuale:

  1. la possibilità di tracciare e riconoscere i propri confini e di potersi definire per la prima volta con parole e caratteristiche proprie;
  2. oltre alle indicazioni e ai consigli pratici, gli esempi e le riscritture sui loro testi per vedere applicato subito il consiglio e capire come poter migliorare il testo.

Ci ha mandato un primo lavoro da fare, l’amico Marino. Lì abbiamo vacillato per un attimo, anzi due. C’era da prendersi del tempo, tanto tempo per pensare a Wyde, a  noi. Non eravamo abituati. Chiedici una proposta, un progetto, di andare in aula, di incontrare un cliente. Ma di fermarci e pensare a noi proprio no… Il lavoro è stato impegnativo ma nel farlo ci siamo resi conto che stavamo davvero dando senso a tutto quello che avevamo fatto in questi cinque anni, che stavamo dando una identità al brand di Wyde… ma soprattutto stavamo scrivendo ciò che eravamo, quello che volevamo e tentavamo di essere. Per noi era facile raccontarlo ai clienti, ai partecipanti nelle nostre aule, alla nostra faculty, scriverlo non era così immediato. 

Lì c’è stata la nostra epifania. Le parole hanno un forte valore identitario e noi avevamo bisogno di usarle meglio per rafforzare tutta la nostra identità, non solo quella visiva. 

Quando Chiara ci ha consegnato il Manuale dell’Identità Verbale ci siamo riconosciuti in tutto, c’erano i nostri pensieri messi in ordine, era riuscita a vedere i nostri bisogni, a scorgere nuove connessioni. 

Chiara era riuscita ad ascoltarci, comprendere e rendere tutto ciò visibile e naturale. La paura della parte economica –  che avevamo all’inizio –  si stava allontanando perché capivamo l’importanza del lavoro che stavamo per intraprendere. Il budget lo avremmo trovato.

Jlenia Ermacora, co-founder Wyde

Testi e tono di voce

Per i testi del sito non ho fatto altro che applicare quello che avevo scritto nel manuale. I testi hanno la voce e la personalità degli archetipi che appartengono a Wyde: il Mago e l’Esploratore. Il tono di voce è sempre alto e professionale con punte di empatia che toccano le corde emozionali del lettore. Ho scelto di togliere, dove possibile, i termini in inglese (anche dal menu di navigazione che è stato ripensato a favore dell’utente) per facilitare la ricerca, la lettura e favorire la coerenza linguistica. Testi e tono di voce diventano il terreno su cui si può lavorare per incontrare il proprio pubblico. La sfida è stata quella di semplificare il linguaggio mantenendo una personalità immaginifica (Mago) e curiosa (Esploratore) restando sempre su un tono professionale.

L’identità nel tempo

L’identità verbale ha bisogno di essere usata. Non è fatta per rimanere scritta su un manuale come fosse la tavola della legge. È dinamica ed evolve insieme all’azienda a cui appartiene. L’identità verbale è fatta per stare nel mondo, per fare da ponte tra l’azienda e il suo pubblico. Per Wyde mi occupo di costruire il ponte quotidiano, fatto di comunicazione social su LinkedIn e Instagram. Raccontiamo il mondo allargato di Wyde, parliamo dei clienti e dei progetti che portiamo avanti per loro, parliamo dei temi che ci stanno a cuore: chi si occupa di formazione non può ignorare il contesto.

Feed di Instagram

La collaborazione con Chiara oggi  ha raggiunto i primi sei mesi: oltre al lavoro iniziale di identità,  si occupa dei testi del sito e della comunicazione social. Ogni volta che leggo Wyde trovo il senso, trovo il perché, mi piace quello che scriviamo e piace anche a chi non ci conosce (la nostra performance su Linkedin è aumentata). Ci sta dotando di un vocabolario ricco e potente. Riordina le informazioni che le diamo attraverso parole semplici e ci aiuta a spiegare quelle difficili. 

Un’altra delle cose importanti del lavoro con Chiara è il fatto che riesce a tenere insieme diverse teste, la mia, quella di Greg, di Miryam e di Tania. Non è un lavoro semplice perché siamo diversi ma ritrovarci nella parola è veramente una cosa importante: riesce a placare i nostri animi anche quando ci mettiamo a discutere se in un post è meglio utilizzare la parola “comprendere” o “conoscere”.  Ho presentato una proposta a un nostro cliente e ho inserito una parte di tecniche di scrittura: ho messo Chiara come docente, mi piacerebbe potesse fare quello che fa con noi anche con i nostri clienti.

Aggiungo un’ultima cosa; non dovrei essere io a dirla, dovrebbero farlo i nostri clienti ma ci provo comunque. Sento che con il lavoro sulla verbal identity stiamo rafforzando la nostra percezione verso l’esterno, puntando sulla competenza, ispirando fiducia e creando un linguaggio distintivo dai nostri competitor. 

Jlenia Ermacora, co-founder Wyde