Audioblog: why not

Si fanno gli audiolibri perché non si potrebbero fare gli audioblog?

E infatti si fanno.

O meglio se ne fanno pochi e vorrei proprio se ne facessero di più, perché io credo nel potere della narrazione e perché è un modo diverso e particolare di comunicare che non è stato ancora esplorato come si deve.

Anche quando si parlava di audiolibri se ne parlava in tre, di notte con le porte chiuse e a luci spente, con un occhio al mercato editoriale e un altro alla tecnologia ma entrambi mezzi chiusi. Poi per fortuna qualcuno c’ha creduto e se ne sono iniziati a intravedere alcuni nelle librerie, poi anche online: nel resto del mondo oggi vanno forte, in Italia arrancano un po’ ma adesso anche grazie alla neonata Audible stanno facendo i primi timidi passi.

Saremo dei visivi piuttosto che degli uditivi? Possibile, ma possibile anche che molti di noi siano molto sensibili al fascino della voce ma non ci abbiano ancora fatto l’orecchio.

Ragione per cui i DJ delle radio hanno sempre acchiappato tantissimo, a dirla tutta, più prima che erano solo voce che ora che si sparano i selfie o si fanno i video e le dirette su Facebook.

 

Audioblog: ma non è un podcast?

Un audioblog è la versione audio dei post del tuo blog. Si differenzia dal podcast principalmente per la lunghezza (il podcast è più lungo e spesso si compone di sigla iniziale, sigla finale, sponsor – i clienti che pagano per avere uno spazio promozionale nel tuo podcast).

Poi anche un post del blog può avere molteplici forme: può essere informativo, narrativo, un’intervista.

Un audioblog come il podcast non è live: è la registrazione di qualcosa che è già stato scritto. Nel caso dell’audioblog si legge il post mentre nel podcast è preferibile avere sì una scaletta ma andare a braccio.

Con un audioblog si può lavorare molto sull’espressione e sulla cura in fase di registrazione e di lavorazione: una voce adatta a leggere le parole che hai scritto, una post produzione che tenga conto del contesto (niente uccellini, ruscelli e suoni zen se sei un commercialista e stai spiegando la differenza tra regime dei minimi e regime ordinario, oppure niente basi ripetitive e monotone se stai raccontando la storia di come sei diventato un freelance), un buon suono che sia chiaro e comprensibile.

Non è affatto complicato gestire un audioblog: puoi caricare il file del post del blog insieme al testo dell’articolo direttamente sul tuo sito, in questo modo il tuo utente può scegliere se leggerlo o farselo leggere oppure puoi decidere di condividerlo sui social caricandolo su una delle piattaforme audio a disposizione, per esempio Soundcloud in cui devi solo registrare il tuo account e poi caricare di volta in volta i file.

 

Audioblog: il potere della narrazione

Ma cavolo l’ho scritto, a cosa serve leggerlo ad alta voce?

Quando leggi qualcosa su internet o su un libro sei tu che fai tutto lo sforzo. Mentre, se lasci che qualcuno legga per te, tu e chi c’è dietro al testo vi incontrate a metà strada per fare esperienza del testo.

Quando la voce dà forma alle parole, le parole connettono te e la tua visione del mondo con chi ti sta ascoltando e la sua visione del mondo. Mettici dentro le conoscenze, le opinioni, le esperienze, mettici dentro la giornata storta o la bella notizia. La visione del mondo comprende tutto.

Una voce libera, allenata e flessibile è una potente forza sociale, uno strumento che puoi usare per condividere storie, tutte quelle che vorresti raccontare.

La voce è il modo più immediato di comunicare informazioni semplici o complesse: una voce interessante, che riconosce la presenza di chi ascolta, ha un impatto sulla realtà, è una voce che incoraggia chi ascolta a pensare “ti prego, vai avanti”.

Una voce di questo tipo riflette il testo, rivela i contenuti nascosti, quelli che si possono rendere con l’intonazione e le pause, e arricchisce di umanità l’esperienza del testo.