Creativo, ci fai o ci sei?

Un elastico, un bottone, uno stuzzicadenti, una gomma da masticare. MacGyver è il nostro idolo. Grazie ad uno qualsiasi di questi piccoli oggetti riesce sempre a trovare soluzioni argute e vie di fuga per situazioni disperate. MacGyver è decisamente un tipo creativo.

Tutti noi possiamo essere creativi, magari non tutti costruendo un reattore termonucleare con una graffetta ma … a modo nostro, creativi.
Ma cos’è la creatività?

 Cos’è la creatività

La creatività è l’abilità di considerare in modo nuovo i rapporti fra le cose e le idee dando vita a qualcosa che prima non esisteva, trovando nuove soluzioni a vecchi problemi.
È un modo autentico di vedere la realtà, una capacità che è possibile coltivare e allenare: non è una magia oscura che abita nel nostro cervello, la creatività non si comanda, “quando arriva arriva” come il Natale nella pubblicità di qualche anno fa del panettone Motta, ma possiamo essere pronti a riceverla quando si presenta sotto forma di idea vincente.

Prima della creatività: i processi cognitivi

Tutti noi conosciamo le cose attraverso schemi che ci costruiamo della realtà: da quando siamo nati abbiamo appreso strutture allo scopo di incasellare concetti e cose per semplificare la nostra vita e velocizzare la comprensione attraverso “cassetti” di significati altrimenti saremmo costretti a classificare ripetutamente come novità ciò che ci circonda; pensa di vedere un canarino ogni giorno e ogni giorno dover trovare una risposta nuova alla domanda “che cos’è?”
D’altro canto però questi stessi schemi non ci permettono di trovare soluzioni alternative se facciamo un lavoro creativo come recitare, comporre musica, realizzare oggetti artigianali, o se, per esempio, vogliamo stupire una ragazza con una dichiarazione d’amore che non sia un pericolosissimo anello nella torta a fine cena in un ristorante insolitamente chic.

Un esempio di creatività: OuLiPo

Uno dei più grandi esperimenti del secolo scorso nel campo della creatività è sicuramente l’Ouvroir de littérature potentielle, comunemente noto come OuLiPo.
Fu fondato in Francia nel 1960 come sottocomitato del Collège de Pataphysique da Raymond Queneau scrittore innamorato della matematica e da François Le Lionnais matematico innamorato della letteratura.
Per OuLiPo la creatività è il risultato dell’applicazione di un vincolo, una regola vincolante appunto che stimoli l’ispirazione e le idee e che costringa alla ricerca di un modo valido non standard per arrivare ad un obiettivo.
Pensa alla macchina crea-storie di Georges Perec, alla lettura combinatoria di Cent mille milliards de poémes di Queneau, ai palindromi, ai limerick, ai lipogrammi. Umberto Eco dirà che “Occorre crearsi delle costrizioni, per potere inventare liberamente”*.

Anche tu puoi essere creativo nonostante non abbia mai composto un limerick.

Coltiva la tua creatività

“La creatività è un processo, non un luogo”.
Antonio Damasio, direttore del Brain and Creativity Institute alla University of Southern California nel congresso annuale delle neuroscienze a San Diego ha affermato che non esiste un posto nella mente che genera idee originali ma sono diverse le parti interessate che grazie a un processo di elaborazione sviluppano l’idea creativa.
Naturalmente ci sono differenze, se vogliamo essere creativi nel campo della moda o della grafica, dell’imprenditoria o della letteratura, alcuni consigli però sono utili a tutti per coltivare la creatività.

Immagina

Sin da piccoli ci insegnano tante regole da rispettare dedicando sempre meno tempo a pratiche che ci permettono di allenare l’immaginazione.
Immagina se il cielo fosse verde, se i pesci nuotassero in aria, se le piante parlassero, se non esistesse la notte. Oppure immagina di essere qualcun altro: cosa diresti ora se fossi Shakespeare, David Copperfield o Michael Jordan?

Pensa alternativo

Bisogna allontanarsi dalla realtà per riavvicinarsi a essa in maniera creativa, per attivare processi intenzionalmente fuori dagli schemi, per vedere la stessa cosa da angolature inconsuete.
Svuotare la mente, pensare, sognare a occhi aperti: così il cervello avrà modo di processare le informazioni ricevute durante il giorno e prendere in considerazione delle alternative di pensiero.

Allena la mente e ascolta le emozioni

La memoria è un archivio: le informazioni che ricordiamo sono informazioni che possiamo confrontare per distinguere ciò che è nuovo da ciò che è conosciuto.
Le emozioni e la competenza emotiva permettono di fare associazioni non razionali, spesso non immediate che non seguono la logica e proprio per questo che possono essere originali.

Prendi nota

Io te lo dico, ogni volta che serve un taccuino non c’è mai.
Porta sempre con te un piccolo quaderno per appuntare tutto quanto ti sembra di interesse perché non sai mai cosa potrebbe succedere! Oggi con questi super telefonini c’è l’imbarazzo della scelta tra le applicazioni che permettono di scrivere note o registrare tutto quello che desideri, per cui non hai scuse.

Dormi

La creatività aumenta se dormi bene. Per questo dormi abbastanza da soddisfare le esigenze del tuo corpo. Le prime ore del giorno sono solitamente le predilette dalla concentrazione e dall’attività cerebrale.

Cammina

Non tutta la meditazione è a gambe incrociate. Uscire e camminare all’aria aperta spesso migliora la produttività. In questo modo ossigeni le cellule, aumenti il flusso sanguigno e i livelli di vitamina D ma soprattutto, il tempo trascorso lontano dai messaggi di posta elettronica e dallo schermo del computer ti sarà utile per riorganizzare i pensieri e le priorità. Prendila come buona abitudine.

Credi in te stesso

Infine non permettere alle critiche di scoraggiare la tua creatività: a volte ti sembrerà di fare stupidaggini o di sbagliare, qualcuno te lo dirà anche e potrà non essere d’accordo con te, a qualcun altro potrà non piacere quello che hai creato. Tu fai sempre tesoro dei buoni consigli e prova ancora, sbaglia ancora ma non smettere di osare. Creatività non è sinonimo di perfezione, né di genio incompreso: è un modo di essere, di vivere, di pensare, un orto che puoi coltivare un passo alla volta conoscendo te stesso e i tuoi limiti.

* Umberto Eco, Postille a “Il nome della rosa” 1983″ in Il nome della rosa, Milano, Bompiani, 2004.