Un anno da freelance tra entusiasmo e paura

Esattamente un anno fa a quest’ora andavo a conoscere il mio commercialista con l’agenda piena di domande, un nome quasi palindromo e tante idee per la testa.

1 Luglio 2014: apro la partita IVA.

Non è stato doloroso, almeno non in quel momento. Avevo adrenalina, vitamine e un’incredibile voglia di buttarmi a capofitto in un’esperienza supernova.

A questo entusiasmo si è da subito affiancata la paura: prima di allora avevo sempre lavorato in realtà molto stimolanti e piuttosto sicure, radio, case editrici, agenzie e questa nuova regola di vivere day by day mi rendeva un po’ irrequieta.

Non so se hai presente quel dover fare i conti con un po’ di ansia, con una buona dose di “ma ce la farò?”, con creative risposte alla domanda “come si trovano i clienti?”.

1 Luglio 2015: dove sono dopo un anno.

Ti scrivo dal mio nuovo studio, seduta su due scatoloni di libri, dal mio tavolone appena carteggiato e riverniciato, con l’idraulico che sta allacciando qualcosa: il cucciolo di balena è cresciuto e ha avuto bisogno di uno spazio più grande per contenere nuovi progetti e avventure. Il trasloco è in atto proprio in questi giorni: la piazza in cui si trova ora BalenaLab è chiamata sin dal 1700 “Costa della Balena” per una mandibola di balena esposta all’angolo della piazza, toh, proprio sotto il naso del nostro laboratorio. Nulla è per caso e io che amo le cose che si trovano, quelle che si incastrano perfettamente, e diciamolo, anche perché sono una romantica recidiva, l’ho visto come un segno.

Dico nostro perché da una sono diventata due: nella squadra acquatica è entrato William e questo mi ha reso molto felice. Lui è web writer, implacabile correttore di bozze, ma sopra ogni cosa problem solver. Fa girare i numeri nelle casse della Balena e pensa a tutte quelle faccende che io preferisco far finta di non vedere.

A distanza di un anno non so se sono cambiate “tante cose”, sono cambiate quelle che dovevano cambiare, perché solo camminando si crea la strada. Ho commesso errori? Certo! Ho avuto difficoltà e soddisfazioni? Tante! Ho imparato qualcosa? Assolutamente sì, dagli errori, dalle difficoltà, dalle gratificazioni.

Cosa ho imparato

Ho imparato che essere freelance a volte è come andare dallo psicologo: si lavora molto su di sé, sulle proprie capacità, sui propri limiti. Serve molta onestà verso se stessi per comprendere quello che sappiamo fare, che amiamo fare e che potremmo fare meglio. Essere freelance significa rinunciare alla propria comfort zone per mettersi in gioco ogni istante.

Ho imparato che se inizi a pianificare non smetti più: avere un piano, una strategia, aiuta a essere più produttivi. Gestire il tempo e definire i traguardi: vale per le scadenze, per gli impegni, per il personal branding, per i social network, per ritrovare magicamente una vita privata dopo una giornata di lavoro, per gli obiettivi a breve e lungo periodo.

Ho imparato a dare un valore al mio lavoro, alle mie competenze, alla mia esperienza, al mio tempo: perché dietro ogni freelance ci sono affitto e bollette da pagare, animali domestici da nutrire, attrezzatura da aggiornare, spese di formazione, benzina e tasse. E che va bene “che bella voce” e “mi piace come scrivi” ma va anche meglio se abbinato a “ti ho pagato la fattura”.

Ho imparato che per essere freelance ci devi essere con tutta te stessa: devi partire dallo pancia e arrivare alla testa e poi ripartire dalla testa verso la pancia per fare la prova del 9. Dalla passione nascono creatività, curiosità, forza, ambizione, ma con la tecnica e l’esperienza queste idee crescono e riesci a dare loro una forma concreta, proprio come vuoi tu. Ed è proprio questo percorso virtuoso che fa arrivare le gratificazioni: andare oltre quella paura di cui ti parlavo all’inizio, che per quanto mi riguarda c’è ancora, ma che serve a farti fare sempre meglio.

Ho imparato che la formazione non finisce mai e che invece l’informazione deve avere dei confini. All’inizio avevo l’impressione di dover leggere tutto quello che riguardava la comunicazione e il marketing, di dover seguire i guru di questo e quello, i blog di settore, le novità e gli aggiornamenti, avevo la brutta sensazione di essere sempre indietro rispetto al “mondo”, di essere sommersa dall’informazione. Ora seleziono molto e leggo solo quello che mi interessa davvero, ciclicamente valuto le mie fonti e le aggiorno per adeguarle al mio percorso. E ho imparato a uscire dal mio studio, a cercare il confronto professionale e non solo, che parlare con la gente e ascoltare vale più di 100 blog.

Ho imparato che se condividi è meglio. Nel lavoro come nella vita.

Ed è proprio per questo che oggi voglio festeggiare questo primo anno anche con te, questa gioia immensa e questo cambiamento importante. Dovunque tu sia sappi che c’è una balena che sta spegnendo una candelina e sorride. Su uno scatolone.

un anno da freelance balenalab chiara gandolfi