fbpx

Creare il feeling grazie al nome: il potere dei nomi suggestivi

Scritto e registrato il 19 Novembre 2019

Questo post l'ho anche registrato: per ascoltarlo clicca play

Che tu lo voglia o no, tutto parte dal nome. Il nome del tuo brand influenza il modo in cui i tuoi clienti ti percepiscono, perché ogni parola, ogni suono, ogni lettera ha un impatto sul modo in cui pensiamo e sentiamo. Quanto il nome sia capace di contribuire all’unicità del brand, di facilitare la sua comunicazione e di suscitare emozioni, te l’ho detto già diverse volte, ma lo ripeto volentieri. 

Andare oltre il richiamo diretto al prodotto, consente alla comunicazione di trovare un terreno fertile sul quale costruire una storia capace di distinguersi da quelle raccontate da tutti gli altri.
Il brand è sentimento, movimento e appartenenza, ma anche mistero, sensualità e intesa: proprio questa dimensione seduttiva è meglio espressa attraverso un nome suggestivo, capace, già dalla sua pronuncia, di creare feeling, di fare emergere un mondo pieno di immagini, sensazioni, profumi e gusti.
Formiamo costantemente connessioni con parole che si fondano sull’esperienza che abbiamo fatto di quella parola e dell’oggetto a cui è legata e sulla conoscenza, sul contesto, sulla grammatica, sulle sensazioni. È il motivo per cui ti si accendono dei sentimenti diversi se vedi scritta la parola “gattino” e la parola “scarafaggio”.

Dato che un nome durerà più a lungo di quasi tutti gli altri investimenti che farai nella tua attività, vale la pena riconoscere che la creazione di un nome potente per un brand è fondamentale. 

È assurdo ma molte aziende e molti imprenditori considerano la creazione del nome del marchio un’attività semi superflua. Questo è in parte il motivo per cui ci sono così tante aziende là fuori con nomi inappropriati, nomi che non ce la possono fare, nomi scelti all’ultimo minuto dopo un’estenuante riunione, nomi della nonna di qualcuno (ti giuro, ho sentito anche questa), nomi uguali o simili a quelli della concorrenza nella speranza che se ha funzionato per lui, magari, nomi che rubano le idee di altri e che sistemati malamente perdono il significato, le connessioni e la potenza dell’originale.

La denominazione della tua attività può essere un processo impegnativo ma non per questo deve spaventarti: è anche un momento di consapevolezza da non trascurare e un processo di scoperta che può farti capire come impostare la tua attività. Hai bisogno di un piano, di una guida, delle risorse giuste per assicurarti di studiare un nome che durerà, che delinei le caratteristiche distintive del tuo business e che guadagni la fiducia del tuo pubblico.

Creare il feeling attraverso il nome: inizia dalla promessa del tuo marchio

Per creare un nome di brand che da una parte sia capace di risuonare nel mondo dei tuoi clienti e che quindi sia capace di creare un feeling, di offrire un’esperienza memorabile e significativa e dall’altra che sia in grado di accompagnare la tua attività nel tempo è bene capire su cosa si basa il tuo lavoro.

Perché ho specificato “accompagnare la tua attività nel tempo”? Perché il nome non dovrebbe limitarti. Se in futuro vorrai cercare nuove opportunità, espandere il mercato, una linea di prodotto, andare verso nuove nicchie di clienti, il tuo nome dovrà essere in grado di contenere tutto lo spazio di azione. Questo vuol dire avere un nome senza tempo: un nome che lasci spazio alla crescita e all’evoluzione del tuo business.

Creare un nome di brand significativo e memorabile vuol dire partire dalla solida comprensione di ciò che ti distingue. Cosa rappresenta la tua attività? Cosa desideri che i clienti pensino quando interagiscono con il tuo brand? La promessa che la tua attività fa non è ciò che fai o il tipo di prodotto che crei, ma la connessione più profonda che vuoi instaurare con il tuo pubblico a ogni transazione o esperienza. Il patto che vuoi stringere con i tuoi clienti ti aiuterà a determinare come vuoi essere percepito dal tuo pubblico e quindi poi anche il tuo nome.

Creare il feeling attraverso il nome: il potere evocativo delle parole

Nel post precedente ti ho segnalato quali sono le principali tipologie di naming che esistono. I nomi più adatti a contenere la tua promessa, a creare questo feeling, sono i nomi suggestivi o evocativi. Mentre i nomi descrittivi appartengono ad aziende che fanno capire subito al loro pubblico cosa fanno, i nomi suggestivi sono quelli che appartengono a professionisti e aziende che hanno più chance di cambiare il mondo. Perché? 

Perché sono nomi capaci di andare oltre, creare un mondo intorno al prodotto o al servizio, aiutano i clienti a farsi un’idea più complessa e completa dell’attività, contengono più elementi, più strati, più sapore, più possibilità da parte delle persone di inserire la propria interpretazione o la propria esperienza.

La creazione di un nome suggestivo implica pensare a quali immagini compariranno nella mente dei tuoi clienti. Molte aziende usano nomi descrittivi per aiutare i loro clienti a capire in cosa consiste la loro attività. Tuttavia, descrivere semplicemente il prodotto o il servizio potrebbe rendere il nome troppo generico. Se vuoi creare un feeling studia parole che evochino immagini positive da legare al tuo marchio. Ad esempio, il nome Amazon, non ti fa pensare a un luogo enorme ed esotico?

Creare il feeling attraverso il suono

Facciamo un test. Queste 2 forme si chiamano una Bouba e una Kiki. Chi è Bouba e chi è Kiki?

Bouba è la panciuta e tondeggiante, Kiki è la spigolosa e acuta? Se è così, allora hai risposto come me e come il 98% delle persone che hanno partecipato a questo test. Hai catalogato la forma arrotondata come “bouba” e quella frastagliata come “kiki”. Perché? Perché il cervello umano in modo coerente attribuisce significati astratti alle forme e ai suoni. E lo fa anche un cervello di un bambino, non solo quello di un adulto: mappiamo suoni, oggetti ed eventi in modo non arbitrario, siamo nel campo del fonosimbolismo.

La forma arrotondata può essere chiamata “bouba” perché la bocca prende una forma più tonda per produrre quel suono mentre è necessaria una forma della bocca angolare per rendere il suono “kiki”. La distinzione è anche a livello di consonanti: le dorsali come /k/ ci rimandano ad alcune sensazioni, le labiali come /b/ ce ne suggeriscono delle altre.

Svolgono un ruolo nell’effetto sonoro delle parole innanzitutto le diverse consonanti, come le sonore o le sorde, le diverse qualità delle vocali, come la /a/ che è la più aperta e la /u/ che è la più chiusa, e anche la quantità della vocale, esistono infatti vocali lunghe e vocali brevi.

Scopriamo così che le persone sperimentano il suono nello stesso modo in cui sperimentano gusto o colore. Parole e singole lettere evocano immagini nella mente del lettore. Nella creazione di un naming si tiene conto delle immagini che ogni lettera può suscitare per trasmettere un’idea del marchio. Le persone ricordano il modo in cui un nome le ha fatte sentire. 

Creare il feeling attraverso le figure retoriche 

Per creare nomi di brand, sono utili le figure retoriche, perché le figure retoriche evocano immagini nella mente delle persone e le immagini veicolano emozioni. Rendono il nome memorizzabile, creano un’associazione forte tra nome e brand, lo legano a un mondo di sensazioni ed esperienze. Vediamo insieme alcuni dispositivi linguistici e poetici da usare per creare un nome suggestivo.

Allitterazione

L’allitterazione è la ripetizione dello stesso suono, consonante o addirittura sillaba, all’inizio di 2 o più parole. Molti marchi l’hanno usata nel loro nome: Coca-Cola, Peg Perego, Range Rover, Power Point.

Onomatopea

L’onomatopea è una parola in cui il suono descrive o suggerisce acusticamente l’oggetto o l’azione che significa. Se questo suono è strettamente legato al prodotto, funziona. Per esempio un nome che utilizza una onomatopea è Tic Tac, o anche Bic o Bing.

Assonanza

L’assonanza è simile all’allitterazione in quanto utilizza combinazioni di lettere dal suono simile. Ma con l’assonanza i suoni si trovano di solito nel mezzo della parola. Esempi di nomi che contengono un’assonanza sono YouTube o Fedex.

Metafora

La metafora è una figura retorica di significato, una tra le più potenti, in cui a un termine se ne sostituisce un altro la cui “essenza” o funzione va a sovrapporsi a quella del termine originario per creare immagini cariche di espressività. Per esempio, scomodiamo Shakespeare: “Giulietta è il sole” non è vero che Giulietta è il sole, ma del sole prende le sue caratteristiche, le funzioni: il calore, la luce, la necessità. Diventa un astro luminoso per Romeo.
Esiste un brand secondo te che possa trasmettere con il suo nome, allo stesso tempo i concetti di delicatezza, bellezza, innocenza, purezza, leggerezza, pulizia? Nessun nome descrittivo potrebbe comunicare così tante informazioni risultando interessante. Al contrario, un nome suggestivo può. Proprio grazie alla caratteristica metaforica, i nomi suggestivi sono in grado di esprimere più emozioni. Il marchio Dove, in inglese colomba, ne è l’esempio.

La palindromia

È la caratteristica di quei nomi che si leggono allo stesso modo sia in un verso che nell’altro. Qui la particolarità è più sottile, ma non per questo meno funzionale. Un esempio che sicuramente conoscerai è Yamamay.

Ce ne sono molte altre di figure retoriche utilizzate dal naming, come la rima che favorisce la memorizzazione del nome o l’apocope che tagliando un pezzo di una parola la facilita. Se vuoi studiare il tuo nome riprendi in mano la grammatica e ripassa le figure retoriche. Sono sicura che ti saranno d’aiuto 🙂