I professionisti della voce: chi sono e cosa fanno

Quando mi chiedono che lavoro faccio mi preparo un po’ a tutto.

Il 50% circa delle persone quando rispondo “copywriter e speaker” non capisce di cosa io stia parlando, allora mi affretto subito ad aggiungere un paio di frasi che spieghino con parole semplici il mio lavoro.

A volte mi sento un po’ più copywriter e allora mi soffermo di più sulla scrittura, a volte più speaker e allora lì i commenti sono sempre molto divertenti: dai “che figo!” e “wow” ai “dai dimmi qualcosa tipo: al mio via scatenate l’inferno” o “fai anche le vocine?” o “in che radio lavori” o ancora “hai mai doppiato cose un po’ porno come l’orgasmo di Sally in “Harry ti presento Sally””?

Non hanno tutti i torti: per semplificare ho peccato di imprecisione.

La definizione corretta per descrivere quello che faccio con la voce è “speaker pubblicitaria e voice talent, (ex conduttrice radiofonica)”.

È da qui che ho sentito l’esigenza di spiegarti meglio che differenza c’è tra queste e le altre professioni che utilizzano la voce come strumento.

I professionisti che usano la voce sono:

  • Lo Speaker Pubblicitario
  • Il Voice Talent 
  • Il Doppiatore 
  • Lo Speaker Radiofonico
  • Il Giornalista Radio
  • Il Public Speaker 

 

Lo speaker pubblicitario

Lo speaker pubblicitario (o doppiatore pubblicitario) si occupa di registrare con la sua voce produzioni audio dedicate alla pubblicità, radiofonica o televisiva, quindi spot radio e tv, jingle, liner, publiredazionali.

Per uno speaker pubblicitario è fondamentale avere un bel timbro, conoscere la dizione, avere una voce duttile capace di interpretare un testo istituzionale, un dialogo o un testo emozionale. Gli spot hanno una durata definita: 10”, 15”, 20”, 30” perché devono essere inseriti negli spazi pubblicitari di radio e tv chiamati cluster.

La difficoltà principale per lo speaker pubblicitario è stare nei tempi: spesso i testi degli spot che deve interpretare, se non sono scritti da copywriter con esperienza radiofonica e talvolta anche in quei casi perché il cliente vuole dire 18 cose in 30”, sono troppo lunghi, per questo deve essere capace di andare molto veloce e allo stesso tempo non perdere espressività.

Il voice talent 

Il voice talent (o voice over talent) è un narratore: racconta quello che succede ponendosi al di fuori dei fatti.

Il voice talent è la voce fuori campo di video, documentari, tutorial, APP, audiolibri.

È un tecnico della voce: usa e conosce le regole della dizione, ha una spiccata capacità interpretativa, ha competenze narrative, sa respirare correttamente per emettere un buon suono senza affaticarsi. Il voice talent registra la sua voice in studio e non lavora in sync (sincronizzazione), ovvero non è necessario che i tempi della sua emissione sonora corrispondano al labiale del soggetto che parla nel video come vedremo invece essere fondamentale per il doppiatore.

 

Il doppiatore

Il doppiatore è un attore che lavora solo con la voce. È specializzato nel sostituire la voce di un attore o personaggio italiano o straniero con la propria voce in un film, in una serie tv o in un cartone animato.

Il doppiatore segue sullo schermo in studio di registrazione la proiezione dei singoli segmenti della produzione cinematografica o televisiva che deve doppiare e cerca di riprodurre i movimenti originali delle labbra (labiale) dell’attore. Recita una traduzione dei dialoghi che è già stata adattata a questi movimenti e cerca nel contempo di riproporre lo spirito e il senso dell’interpretazione originaria. Il doppiatore utilizza la tecnica del sync, ovvero la sua emissione sonora deve corrispondere al labiale del filmato.

Potresti sentir parlare di anelli di doppiaggio: l’anello è l’insieme delle scene da doppiare. Ogni turno di doppiaggio comprende un certo numero di anelli che vanno esauriti all’interno delle tre ore che compongono ogni turno.

Se sei curioso riguardo al doppiaggio nel blog di BalenaLab abbiamo intervistato Paolo De Santis che ci ha raccontato cosa fa nel suo lavoro.

 

Lo speaker radiofonico 

Lo speaker radiofonico (o conduttore radiofonico) è un professionista della voce specializzato nella conduzione di programmi radiofonici. Il suo lavoro avviene generalmente in diretta (anche se alcuni programmi possono essere registrati e montati sembrando live). La peculiarità su cui basa il lavoro e il successo dello speaker radiofonico è la sua personalità: il carisma individuale fa la differenza.

Non si tratta di interpretazione o di usare la dizione corretta, che può esserci o meno, ma della capacità di risultare interessante o divertente, perché il suo compito è intrattenere.

Lo speaker radiofonico è autore dei suoi contenuti, cosa che non accade per il doppiatore, per il voice talent e per lo speaker pubblicitario che interpretano contenuti che vengono forniti loro dal cliente o dallo studio di registrazione che si occupa della produzione audio.

Lo speaker radiofonico lavora senza essere visto, in studio, davanti al suo microfono ma in occasioni speciali può essere animatore di serate nei locali, presentatore di eventi o vocalist in discoteca.

Lo speaker che oltre a condurre un programma radio sa mettere i dischi è un deejay, che fuori dalla radio si esibisce in consolle per far ballare le persone.

 

Il public speaker

Il public speaker è un professionista che condivide una sua idea, spiega un progetto, presenta un servizio o un prodotto davanti a un pubblico utilizzando le tecniche peculiari del public speaking per rendere la sua presentazione efficace, piacevole e coinvolgente.

Segue precise tecniche performative, di creazione e di messa in scena di un evento, possiede una presenza scenica perché oltre alla sua voce utilizza anche il suo corpo. Deve saper utilizzare la voce con espressività, gestire e far un uso strategico delle pause, concertare il suo discorso con gli strumenti che ha deciso di utilizzare a supporto (es. slide, video, etc.)

Progetta i contenuti, si prepara nel presentarli perché sa che il massimo della naturalezza si raggiunge con il massimo della padronanza del momento performativo, cosa che riguarda sia i contenuti, sia i propri mezzi (verbali, non verbali, paraverbali) che la propria emotività. L’intensità della presentazione è condizionata dall’interesse suscitato, dalla fluidità del suo eloquio, dalla comprensione del pubblico, dalla capacità di coinvolgere con un buon contenuto e una buona esposizione. Parlare a un pubblico richiede una forte volontà di farlo e una buona capacità di messa in pratica. Il public speaker si esibisce dal vivo e la sua abilità principale è quella di “sentire” il pubblico tanto che, più che un monologo, dovrebbe sembrare un dialogo in cui le sue considerazioni sono risposte alle domande del pubblico.

 

Il giornalista radio

Il giornalista radio è un giornalista a tutti gli effetti, iscritto all’Albo, solitamente arriva dalla carta stampata o dal web e legge il Giornale Radio (GR), cura le rubriche di informazione radio, realizza le interviste e diffonde le notizie. È un’attività di lettura la sua che risulta neutra e cadenzata sempre allo stesso modo per non dare enfasi e per non essere di parte nel comunicare la notizia.

Hanno tutto un loro stile i giornalisti radio.

Alcuni di loro e non solo loro, è prassi anche di molti conduttori o di public speaker, hanno purtroppo la cattiva abitudine di ricorrere spesso al birignao, una leziosità del parlato in cui per enfatizzare un concetto si tende ad allungare l’ultima vocale o consonante di una parola (il risultato è particolarmente sgradevole).

Il giornalista radio legge notizie flash durante il notiziario che dura pochi minuti (dai 2 ai 5) e comprende oltre al parlato del giornalista anche i servizi con gli inviati.

I giornali radio vengono quasi sempre registrati e diventano dei pacchetti audio che le agenzie di stampa radiofonica mandano alle radio per poterli inserire nel palinsesto giornaliero radiofonico.