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Parlare in pubblico: comunicare con la voce

Scritto il 21 Novembre 2014

Quante volte ti sei annoiato ascoltando qualcuno parlare in pubblico o hai faticato a seguire quello che stava dicendo? Pensi che comunicare sia facile perché è naturale: ti hanno ripetuto fino alla nausea che “non si può non comunicare”, tutti parliamo e a tutti piace essere ascoltati.

Comunicare bene

Comunicare bene vuol dire avere attenzione per molti aspetti: la comunicazione non verbale, la dialettica, la gestualità, il tono e l’espressione della voce, la gestione dell’ansia di parlare a un pubblico e tutto questo senza dimenticarsi di trasmettere passione, convinzione e credibilità. Per cui se non sei entrato in sintonia con un oratore vuol dire che non stavi ascoltando con piacere, che qualcuno di questi aspetti non era curato e in linea con gli altri.
È importante cosa diciamo ma anche come lo diciamo.
Possedere la migliore expertise, sapere tutto di un certo argomento non significa saperlo trasmettere: una volta accertato che il contenuto è d’interesse e di valore, bisogna lavorare sulla trasmissione, far arrivare il messaggio in maniera chiara, forte e sincera. E la voce è lo strumento principe attraverso il quale tutto questo avviene.

La voce: un potente strumento

Parliamo al telefono, nei corridoi con i colleghi, chiediamo mezzo kg di olive in salamoia al banco della gastronomia, rispondiamo a una domanda del capo, conversiamo con un gruppo di sconosciuti per lavoro: passiamo il 75% della nostra giornata a parlare e non sempre comunichiamo. Chi sa parlare bene oggi vince: pensa ai politici e all’arte oratoria di questo o quello, al di là dei contenuti ci piace ascoltare chi sa parlare bene e con incisività.
Ma quali sono gli elementi che ci aiutano a comunicare bene con la nostra voce quando parliamo in pubblico?

Dizione e uso delle parole

Per dizione intendiamo il modo di articolare le parole con la giusta fonetica, vocali aperte e chiuse, consonanti sonore e sorde. Una buona dizione una volta appresa rende ciò che dici più intellegibile ed elegante. Pronuncia e articolazione sono alla base dello sviluppo di sonorità e potenza. Ma anche le parole che scegliamo, essendo espressione del nostro pensiero e della nostra emozione e quindi della nostra energia, influenzano il nostro discorso. Avere un ricco vocabolario e quindi leggere e scrivere con una certa frequenza, può aiutarti ad avere più parole a disposizione e a scegliere poi quella più adeguata al tuo discorso per catturare l’attenzione dei tuoi interlocutori con più facilità; evita però fare il “parolaio” che tira fuori i paroloni solo per far colpo. Devi dare la possibilità a tutti quelli che ti stanno ascoltando di comprendere quello che stai dicendo. In più evita gli avverbi che terminano in – mente, non iniziare un discorso con “Allora” o “Niente”, non usare frasi fatte, niente birignao né interminabili eeeeeh, aaaaa, mmmm nella ricerca affannosa di parole che non riesci a trovare.

“Le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste”

Raymond Carver

Intonazione

Monotono, senza convinzione magari con un marcato accento regionale. Tu lo ascolteresti un oratore così?
Per generare empatia devi imparare a modulare la voce, calibrare il tono, cercare il ritmo e la coerenza tra quello che dici e come lo dici.
Il primo passo è eliminare le forti inflessioni, le cantilene, dare una linea melodica alle frasi. Ogni parola è composta di accenti e suoni, immaginala come una nota di uno spartito musicale. Ogni frase è un tema. Trova il ritmo, l’andamento, fai nascere la musica dalle tue frasi. Pensa che se si potesse annullare il significato delle parole e non si capisse quello che dici il suono che ne risulterebbe dovrebbe essere gradevole, come una melodia: quella è l’intonazione.

Respirazione

Parlare in pubblico può creare una sensazione di disagio e la respirazione è il primo segno che indica la nostra alterata condizione psico fisica. Quando sente di essere in difficoltà il corpo tende a trattenere l’aria nei polmoni ingolfandoli di aria. Per parlare correttamente bisogna ristabilire una respirazione fluida e naturale: svuotare i polmoni buttando fuori tutta l’aria, inspirare lentamente e profondamente ripetendo questa operazione più volte. Per padroneggiare meglio la respirazione durante i momenti di tensione e utilizzarla a tuo favore, fai esercizi di controllo, sii consapevole del respiro, senti come sei quando respiri, cosa prova il tuo corpo in ogni sua parte e memorizza le sensazioni di vuoto e pieno.

Espressione

L’efficacia di quanto diciamo dipende da quanto siamo intellegibili, da quanto siamo capaci di coinvolgere, da quanto crediamo in quello che stiamo dicendo. Dal canto mio sono convinta che la naturalezza sia l’arma vincente: si sente quando hai consapevolezza di te e dei tuoi mezzi espressivi, quando conosci i tuoi limiti. L’espressione si determina con 2 elementi principali: le pause e il volume.

Le pause: bisogna imparare a dominare la fretta a non avere voglia di arrivare in fondo alla frase il prima possibile. Abbiamo a volte l’impressione che se andiamo più veloce il supplizio finisca prima liberandoci da quel momento di disagio. Ma così facendo danneggiamo noi stessi: le parole scivolano via senza la giusta importanza e nessuno capisce niente. Non correre, non mangiarti le parole, fai le pause logiche e anche le tue, quelle personali, prenditi il tuo tempo per dare rilievo alle parole chiave.

Il volume: in base alla quantità di aria immessa nei polmoni otteniamo dei suoni più o meno energici. Se siamo emozionati è facile che la voce sia più flebile perché respiriamo più velocemente e immagazziniamo meno aria a ogni inspirazione. In genere la voce robusta e sicura arriva a destinazione. Ma non esagerare: la voce troppo forte risulta fastidiosa e allontana.